Mariagrazia Pellegrini – tre poesie inedite

Maria Grazia Pellegrini

Hai scheggiato mani incolte
allungandole, in un cielo senza appiglio,
per cercar nei suoi lembi bianchi
la tua sfiorata presenza.
Ma a chi importa
se la poesia, può diventar un limbo
sigillato nello stomaco,
un ordigno – pronto ad esplodere?
Discosta i pezzi
della monotonia che ti pervade, dirada
il sovraffollamento – di germogli fra pensieri.
E scegli l’essenza della meraviglia
arando questo dipinto
con rinnovate ciglia e – goccia a goccia
saprai vederti
fra quei fiori.

*

Nel sorprendersi spietata
– la luce cade
e imperitura
s’aggrada nel buio –
non si pone alla soglia
senza aver sulle spalle
anche un solo granello
di soffusa inquietudine.
E le stelle s’infiammano
sul fondale
della mia ignara
solitudine.

*

Non è che abbia
forse frainteso,
il verbo del tuo
essermi inciso?
Corrermi a filo
in equilibrio – non basta,
per il peso del passo
già insistito – traccia incompresa
fra noi, funamboli in discesa.
Inaridito è lo spigolo
dei nostri palmi spioventi.
E camuffo la linea
congiungo curve alla mia fine.