Matteo Maragna – Tre inediti (Nota di P.Pera)

Matteo Maragna

Matteo Maragna si presenta a Il Visionario Poesia con una selezione di testi dal respiro ampiamente lirico: lentamente, morendo a noi stessi, / riemerge, oscuro, un divino progetto. Il senso di pesantezza che attraversa le vuote mattinate trova qui sfogo in un canto che è la «narrazione delle fatiche», narrazione che avviene a distanza di tempo (quasi quale rimando a qualcosa che pare non essere stato mai): ridente un volto che ha ritrovato / in altro volto l’immane solstizio.Tutto appare diverso dalla realtà che il poeta credeva d’intravedere: non c’è vita che somigli / alle vite che incrocio nei miei sogni… La caduta nel nichilismo viene evitata ricordando il miracolo avvenuto, e che certamente non potrà ripresentarsi: Conscio di vivere l’incolto, / ho disperso spaventevoli coscienze / sui selciati dei piazzali di Torino. Ma il poeta, infine, è tutto in questi versi: Io appartengo alla specie dei roveti / come ai fiori cresciuti nell’ombra / lontano dai meccanici deliri degli steli.

Paolo Pera


SOGNO SACRO

E nella notte non sarai remota
oltre il cratere tra l’Alfa e l’Omega,
quando un opaco bagliore di rocca
soffierà sul tuo esile corpo;

poiché nei luoghi del sacro sonno
sempre scalfito sarà un simulacro:
ridente un volto che ha ritrovato
in altro volto l’immane solstizio.


SAMSARA

Senso di pesantezza che attraversa
una mattinata vuota.
Le promesse svaniscono alla sera,
ed il giorno apparecchia la violenza dell’attesa.
Precario è l’equilibrio se trattiene
sulla pelle le ingiunzioni della morte;
per le strade non c’è vita che somigli
alle vite che incrocio nei miei sogni.
Io appartengo alla specie dei roveti
come ai fiori cresciuti nell’ombra
lontano dai meccanici deliri degli steli.


NUOVO TESTAMENTO
La mia Geenna l’ho lasciata
lungo un trivio di via Ormea,
demolendo puntellate speranze
nell’ebbro conforto in vetro.
Conscio di vivere l’incolto,
ho disperso spaventevoli coscienze
sui selciati dei piazzali di Torino.
Lascito mio è quel verbo quotidiano
negli illeciti commerci dei sobborghi,
meretricio del bisogno o della sete.
È il bestiale latrato
di un antico compromesso,
nelle amnesiche mattine di sereno.
Prendete questo laido testamento,
fate presto,
prima che l’orma di un angelo incorrotto
mi conduca altrove.